Intervista: dalla passione al successo, scopriamo gli Antinomia


Antinomia 2014 1 (foto di Davide Aletti)Immaginate un progetto nato ai piedi delle Alpi da un semplice studente di liceo che, nel giro di qualche anno, riesce a spiccare così in alto da non essere più una semplice passione.
Finzione?
Assolutamente no, semmai Antinomia!
Dopo aver recensito il nuovo album “Mantra” abbiamo raggiunto il leader della band Riccardo Rizzo per fare quattro chiacchiere, ecco cosa ne è venuto fuori:
– Benvenuto su Therockblog caro Riccardo, innanzitutto dicci due parole sugli Antinomia.
Come è nata la band?
Grazie mille a voi per l’invito!
La band è nata nel febbraio 2008 nella nostra cittadina Cuorgnè, in provincia di Torino, ai piedi delle Alpi.
Io fondai il progetto tra la fine dei miei studi liceali e quelli Universitari di Giurisprudenza, da qui la passione per il nome “Antinomia” e la genesi della band che fece il suo esordio il 9 febbraio per un concerto nel piazzale del paese con il termometro a -10°; un vero e proprio “battesimo del ghiaccio” !

– Sebbene ancora in molti non vi conoscano potete già vantare un curriculum di rispetto: il vostro primo album infatti ha riscontrato un gran successo e vi ha aiutato a conquistare il “Grande Nazione Rock Contest”.
Puoi raccontarci un po’ com’è stato aggiudicarsi una rassegna di tale importanza?
Una sensazione indescrivibile.
Ancora oggi a due anni di distanza facciamo fatica a metabolizzare il tutto.
La vittoria del Contest è stata felicemente devastante per più motivi: primo perché si è avuta l’occasione di aprire il concerto della più grande rock band italiana degli ultimi 20 anni nella loro Città e per lo più davanti ad una cornice di pubblico grandissima e fragorosa (onore concesso a pochi nel corso degli anni); in secondo luogo perché proprio i Litfiba, per quanto riguarda il panorama Italiano, sono stati alla base, insieme a colossi come Adriano Celentano, delle radici musicali che mi hanno portato ad amare la musica.
Ci consideriamo una piccola “cenerentola” del rock in questo senso, in quanto da band emergente totalmente autoprodotta, al proprio album di esordio (il precedente “Illusioni ottiche”), con il poster in cameretta dei propri idoli ancorato al muro, siamo stati catapultati in un contesto soltanto sognato fino al giorno prima, un’esperienza indimenticabile che ha segnato indelebilmente la nostra storia e che al tempo stesso ci ha insegnato moltissimo; e per questo ringraziamo ancora Piero e Ghigo per la grande opportunità.

– Parliamo ora del nuovo disco “Mantra”, che abbiamo da poco recensito e trovato ottimo.
Anche se sembra strano da dire quello che più ci ha colpito è stata la parte elettronica: il lavoro delle tastiere a nostro avviso è stato
fenomenale e rappresenta il vero punto di forza.
Sei d’accordo?
Quali sono second te gli aspetti più riusciti del disco?
E quanto è durata la stesura di “Mantra”?
Siamo felici che l’album vi sia piaciuto e soprattutto che vi abbia colpito il lavoro sull’elettronica !
In questo senso, figlio delle esperienze accumulate in questi due anni, l’album segna la volontà di compiere un netto passo in avanti verso la ricerca di una evoluzione del suono e della nostra identità.
La scelta dell’utilizzo di un ruolo più marcato delle tastiere e dell’elettronica si sposa con una volontà non invasiva ma efficace nella contaminazione del sound equilibrandosi in maniera naturale con chitarre ritmiche, possenti, ma in questo modo non assolute, permettendo così lo sfogo della sessione ritmica con dinamiche costruite senza perdere di vista il ruolo della melodia, degli arrangiamenti esaltati anche dagli ambient delle stesse tastiere.
L’obiettivo che ci siamo posti durante il periodo di composizione e di stesura (circa un anno e mezzo in totale tra tutte le varie fasi del progetto fino alla pubblicazione) è stato quello di cercare nuovi suoni pur mantenendo viva l’anima rock conferendo maggiore profondità e imprevedibilità ai brani.
L’esperienza in sala di registrazione con il grande Madaski, Simone Squillario e con Mauro Tavella (quest’ultimo oltre che fonico di Africa Unite, Litfiba, Linea 77 etc .. fondatore dei Monuments, storico gruppo di avanguardia elettronica negli anni ‘80 del grande fermento new wave in Italia) è stata un’esperienza in questo senso esaltante e formativa e tutto ciò ci ha permesso di scavare a maggiore profondità nella ricerca di uno stile musicale personale e nuovo, ricco di contaminazioni, quello che resta il nostro reale obiettivo; slegarsi totalmente dai vincoli delle etichette di genere e progettare musica a 360°.
In questo senso il nostro faro guida a livello internazionale resta tra gli altri il grande e poliedrico Peter Gabriel.

antinomia– Tutti i brani ci sono più piaciuti (fatta eccezione per “Jupiter”) ma una menzione speciale va a “Il Sognatore” e “Flashback”.
Quali sono invece per te le canzoni migliori?
Difficile dall’interno stilare una classifica in quanto il detto “ogni scarrafone… “ è più che mai calzante!
In realtà il disco stesso è strutturato su diverse chiavi di lettura e vari livelli di metabolizzazione all’ascolto.
In questo senso ci sono brani come “Il sognatore”, “Flashback”, “Mantra”, “Carica punta fuoco” più diretti e “comprensibili” al primo ascolto mentre altri come la stessa “Jupiter”, “Inutile” o “Exstasi” che richiedono un diverso e più approfondito approccio.
E’ stata una scelta quella di lavorare su più livelli per creare un giusto equilibrio tra le varie fasi e dinamiche della struttura del concept (che si basa sull’utilizzo figurato del mantra come strumento e veicolo di un viaggio alla riscoperta della propria interiorità).

– Per quanto riguarda la fase di scrittura, come operate?
Un’unica persona si occupa di tutto (testi, arrangiamenti ..) o ognuno fa la sua parte?
C’è un leader?
In questi primi due album la coerenza “narrativa” di scrittura e di produzione artistica è stata curata direttamente da me e poi sviluppata insieme a tutti gli elementi della band ciascuno riguardo il proprio strumento e la propria espressività.
Questo è stato possibile grazie alla mia natura, autodidatta ma polistrumentista in quanto, oltre che nella costruzione dei testi e delle parti cantante, mi occupo della costruzione e degli arragiamenti di chitarra, basso e tastiera.
Si è partiti quindi da spunti da me creati e poi ovviamente sviluppati e rielaborati in maniera più esaustiva successivamente con la stessa band.
Se per leader si intende un “direttore artistico” in senso stretto che determina l’orientamento ed il percorso identitario del progetto dalla sua nascita nel 2008 ad oggi, la risposta è si.

– Cambiamo discorso e parliamo dei vostri show dal vivo.
Come vi preparate prima di uno show?
Avete qualche rito o gesto scaramantico?
E quali sono i vostri futuri impegni in fase live?
Crediamo fortemente nella visione dello “show” inteso come una vera e propria rappresentazione teatrale che fortifichi il rapporto tra musica e messaggio visivo.
In questo senso la preparazione oltre che ovviamente legata all’esecuzione musicale si sposa con l’ideazione di momenti di intreccio tra recitazione e sviluppo del suono.
E’ quindi divertente ed allo stesso tempo impegnativo pensare in parallelo alla creazione di questi momenti prima dello spettacolo; questo garantisce anche una totale “immersione” dal primo attacco fino all’ultima nota che determina quel giusto “smarrimento” che rende i momenti del concerto avulsi alle regole dello spazio e del tempo.
Gesti scaramantici non in particolare, per quel che mi riguarda molti esercizi per scaldare la voce e per gestire i movimenti sul palco; l’esperienza del primissimo live a temperature polari e quella dell’apertura dei Litfiba a Firenze sono state terapie d’urto molto istruttive e formanti in questo senso !
Il prossimo impegno a livello temporale sarà quello del 18 febbraio al Cinema della nostra città Cuorgnè, dove presenteremo il “film concerto” registrato per lo showcase inaugurale di Mantra all’Hiroshima Mon Amour di Torino contenenti le immagini inedite del live ed il videoclip del nuovo singolo “Flashback” in anteprima.

– Il nostro tempo purtroppo è finito ma, prima di chiudere, vogliamo lasciarvi lo spazio per fare un saluto o una dedica.
Intanto grazie ancora per la disponibilità e lo spazio concesso, nonché per i complimenti riguardo la nostra ultima fatica, un saluto quindi a tutti i vostri lettori, ai ragazzi del nostro fan club e a tutti gli amici che dal 2008 continuano a credere in noi, a sostenerci e rendere il nostro sogno una sempre più concreta realtà! Alla prossima \m/
Riccardo,
Antinomia

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