Intervista: Claudio Quartarone, un Jazzista dalle ampie vedute


Che Claudio Quartarone sia un musicista atipico è chiaro, basta ascoltare i suoi lavori per capirlo: le mille influenze miste al grande talento sanno sempre dar vita a qualcosa di molto personale e, diciamolo, qualitativamente ottimo.
In occasione dell’uscita del suo nuovo album “Calling Any Station” abbiamo raggiunto l’artista siciliano per un’intervista, dalla quale ne sono uscite delle belle…
– Benvenuto su Therockblog caro Claudio, innanzitutto dicci due parole su di te.
Quando è iniziata la tua passione per la musica?
Vidi mio zio Domenico suonare , lui è un chitarrista classico eccellente, mi ricordo ancora che suonò il concerto per chitarra di
Mario Castelnuovo Tedesco , me lo ricordo come se fosse successo un attimo fa , l ‘ emozione fu talmente forte che avvertii dolore , come se Mike Tyson avesse colpito la mia anima , da quel giorno quello strumento diventò la mia ossessione, DOVEVO SUONARLO, il mio maestro fu proprio mio zio,avevo 8 anni.

– Sei un chitarrista stimato da tutto il mondo del jazz (e non solo).
Oltre al jazz hai anche una grande passione per la musica elettronica: a che età ti sei appassionato a quest’ultima?
Ho cominciato a programmare i sequencer a 10 anni, mi ricordo ancora il “Fast Tracker” un programma che a vederlo oggi fa ridere, all’epoca mi sentivo un supereroe; e colgo l ‘occasione per dire a tutti i musicisti che screditano la musica elettronica solo perchè non è “suonata” che forse è più difficile programmare un sequencer che suonare uno strumento, inoltre lo strumento a volte ti permette di andare di “mestiere”, nella musica elettronica suona esattamente quello che tu pensi, questo aspetto è straordinario per me, quando ero più piccolo ho pure fatto il DJ, senza dimenticare che io ero uno di quelli che andava ai rave techno col fischietto e gli occhiali da sole.

– A breve (21 aprile 2014) uscirà il tuo nuovo album “Calling Any Station”, che abbiamo recensito e trovato interessante.
Si tratta di un lavoro che osiamo definire “futuristico”, dove hai fuso in maniera egregia la tua vena jazz con quella electro.
Pensi che questa sarà la tua via musicale per gli album ad avvenire?
E quali erano i tuoi obiettivi in fase di songwriting?
Calling Any Station in realtà è un album che all’inizio ho fatto “per me” perchè volevo riuscire a fare combaciare varie parti di quello che sono, grazie per il futuristico, in realtà però ho passato tanto tempo a studiare la musica del passato soprattutto tutto ciò che è successo nel 900, e comunque penso che il futuro lo stiamo già vivendo, ed è il periodo più bello della storia dell’umanità, è anche normale che un musicista nel 2014 faccia questo tipo di musica, non è normale che un ragazzo di 20 anni faccia la musica che anche mio nonno avrebbe trovato obsoleta.

– Tra i migliori brani non possiamo non citare “Birds”, che è anche il nostro preferito.
Qui hai saputo veramente creare qualcosa di unico.
Quali sono per te gli episodi più riusciti?
Birds è il mio preferito , a volte mi ritrovo a cantarla senza rendermene conto, mi piace Felipe e DNA per rapparci sopra.

– “Felipe” e “Fire Work” invece racchiudono una vena ambient che, per certi aspetti, ci hanno ricordato alcune produzioni del chitarrista Buckethead.
Da chi derivano le tue influenze?
Premetto che non conosco Buckethead, sono stato influenzato dalla musica classica dal jazz e dall’ elettronica, se mi chiedi dei nomi posso dire Bach,C astelnuovo Tedesco, Miles Davis, Lil Wayne e poi la lista sarebbe troppo lunga perchè io ho sempre le orecchie aperte, tranne quando ho sonno, il che succede ascoltando jazz tradizionale fatto nel 2014.

– In passato hai avuto la fortuna di collaborare con il trombettista Enrico Rava negli “Special Edition”.
Puoi raccontarci un po’ di quest’esperienza?
Era una sorta di banda numerosa, la chitarra classica non era proprio il massimo da sentire la in mezzo, ma lui voleva quel suono, da Rava ho imparato che sul palco deve succedere qualcosa, non puoi suonare il pezzo e andartene, deve essere tutto aperto alle possibilità, di sicuro la mia carriera è iniziata grazie a lui, da li in poi sono diventato bravo a suonare.

– Parliamo un po’ dei tuoi show dal vivo.
Innanzitutto, come ti prepari prima di andare in scena?
Hai qualche rito o gesto scaramantico?
E quali sono i tuoi futuri impegni in fase live?
Non ho nessun rito, io odio le paure e le distruggo il più possibile, prendo la chitarra e do il massimo, punto, a volte mi capita di dimenticare dove sono, come se fossi nel mondo delle idee, circa a metà concerto.
In questo periodo sono troppo impegnato in studio per la realizzazione di una colonna sonora per un cartone animato, quindi pochi concerti, in ogni caso farò dei club col mio trio.

– Il nostro tempo purtroppo è finito.
Prima di chiudere vogliamo lasciarti uno spazio libero per una dedica, un pensiero o un saluto particolare.
Mi piacerebbe parlare alle persone straordinarie che stanno leggendo questa intervista e dire che possono realizzare tutto ciò che riescono a concepire e che non c’è limite a quello che possiamo realizzare.

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