Intervista: Andreas Kisser (SEPULTURA) su “The Mediator between head and hands must be the heart”


Ecco l’intervista che il nostro collaboratore Federico Musso ha realizzato con lo storico chitarrista dei SEPULTURA. Obiettivi, aspettative e tecnica.
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Andreas+Kisser+Sepultura+06Caro Andreas, eccoci finalmente.
Partiamo con la prima domanda: qual era l’obiettivo prefissato prima della stesura dell’album? Parlando in termini di sound, e tematiche. L’idea che c’è dietro “The Mediator..”.
Diciamo che abbiamo iniziato a lavorare su quest’album già l’anno scorso “on the road”. Si tratta del primo album che registriamo con Eloy Casagrande che ha suonato con noi nell’ultimo paio d’anni. È un ragazzo molto giovane, 22 anni, ma ha un sacco di esperienza, è un musicista davvero incredibile. Era figo il fatto di avere un’energia nuova e fresca all’interno della band.

A livello di ispirazione cerchiamo di farci influenzare da qualsiasi cosa, se guardata dalla giusta angolatura un’idea può assumere diversi significati e questo aiuta molto. Diciamo che ci sarebbe piaciuto creare un lavoro che possedesse una modernità in termini di argomentazioni (lyrics) e perciò abbiamo cominciato una ricerca accurata. Alla fine ci siamo imbattuti nel film Metropolis degli anni ’20. All’interno del film c’è una frase che riassume il concetto di fondo: “..the mediator between head and hands must be the heart..”. Ce ne siamo follemente innamorati e l’abbiamo fatta nostra. Del resto si tratta proprio di ciò che abbiamo bisogno oggi: siamo in un periodo storico in cui la maggior parte della gente vive per “sfamare la macchina”, c’è un qualcosa di robotico all’interno delle nostre esistenze, qualcosa di ripetitivo ed ansiogeno. Cercavamo di descrivere questo.
C’è molta carne al fuoco in questo album, noi abbiamo cercato fondamentalmente di focalizzare su questo, provando a dare uno scossone alle persone che ascolteranno coscientemente il messaggio.
Se hai delle informazioni nella tua mente e agisci attraverso le mani senza mediare con il tuo cuore, i tuoi sentimenti, beh, non sarai molto diverso da un robot. Il succo è questo.
Accetti delle condizioni preesistenti senza argomentarle, discuterle, protestarle se necessario.

Passiamo alla seconda. Sei soddisfatto del risultato? Qual è l’aspetto che preferisci di più di questa realizzazione? Inoltre, c’è qualcosa che, nonostante tutto, vorresti cambiare?

Personalmente sono entusiasta del risultato. È molto fresco e mi piace davvero.
Probabilmente si tratta della cosa più vicina alle nostre necessità in questo momento, il risultato ideale che poteva scaturire dalle ultime jam sessions.
Lavorare con Ross è stata la ciliegina sulla torta, l’ingrediente segreto! È uno dei migliori produttori in circolazione ma, soprattutto, una grande Persona. Molto introspettivo e quasi spirituale, ci ha messi nella direzione giusta per guardare ciò che cercavamo, è stata una guida essenziale in questo percorso. È costantemente in ricerca dell’ispirazione giusta ma soprattutto fa molte domande riguardo il significato della traccia e il motivo che ci ha spinto a scriverla in modo da entrare dentro al concept e aggiustare i suoni nella maniera più corretta possibile. Nulla è lasciato al caso con Ross.
Ritornando alla domanda sull’album non ho dubbi: non cambierei nulla.

Negli ultimi tempi vi siete spinti molto su una dimensione più hardcore e thrashy in generale. Sbagliamo affermando che “The Mediator..” sia uno degli album più hardcore della vostra carriera musicale?

Dunque, diciamo che la nostra concezione musicale più thrash è ritornata maggiormente in Kairos, il nostro album precedente. Questo lavoro si discosta lievemente, soprattutto per motivi di ispirazione. Come ho già anticipato il fatto di avere Eloy con noi era decisamente motivante. Abbiamo scritto in maniera più complementare, eravamo più uniti e sicuramente c’era nell’aria un qualcosa di stimolante. “The Mediator..” è senza dubbio un album diverso dalle nostre ultime realizzazioni. Ci siamo divertiti e tutto ciò ha portato i Sepultura ad un nuovo livello.
Sicuramente c’è una costante hardcore in questo album, tuttavia credo sarebbe riduttivo descriverlo semplicemente così. Veniamo costantemente ispirati da qualsiasi genere o gruppo: dal new metal all’hardcore passando per il thrash. Tutto, per noi, ha un alto potenziale, basta scoprirlo.

Torniamo al writing process. Quanto c’è voluto per scrivere l’intera scaletta? E inoltre: chi di voi ha avuto maggior peso in questa parte?

Beh, non ci è voluto molto. Abbiamo iniziato a lavorarci ad inizio Febbraio e a Giugno eravamo già in studio.
Per quanto riguarda la composizione diciamo che si è trattato di un lavoro molto organico. Ognuno scrive le sue parti ma contribuisce allo stesso tempo ad arricchire i lavori degli altri. Io, per esempio, oltre alla mia parte ho partecipato anche alla stesura degli stessi testi.
Bisogna ammettere nuovamente che Eloy ha avuto un ruolo fondamentale, è stato bravissimo a legare le parti fra loro. Molti arrangiamenti sono suoi, per questo i miei giudizi su questo ragazzo sono molto positivi.
Tutto parte da semplici jam session, poi sta alla band lavorare in maniera funzionale e creare qualcosa dai due o tre riff interessanti che scaturiscono da questo normale processo.
Si tratta, come dico sempre, di sfidare noi stessi e provare a superare i nostri limiti.

Bene, parliamo un po’ della produzione. Come hai già anticipato tu il produttore dell’album è il grande Ross Robinson (Korn, Slipknot, Limp Bizkit). Come è stato lavorare con lui? Ma soprattutto, cosa fa di Ross un professionista diverso dagli altri?

È stato magnifico lavorare di nuovo con Ross. Fu lui a produrre Roots, uno dei nostri album più riusciti. Ci è stato proposto di lavorare nuovamente con lui e la nostra risposta è stata “Fuck yeah man, we love Ross”.
Tu mi hai chiesto cosa lo renda diverso dagli altri. Sicuramente il fatto di essere molto open minded e spirituale, ovviamente non in maniera caricaturale. Penso che sia l’unico in grado di entrare davvero all’interno di una canzone e carpirne il significato, una caratteristica rara che permette al produttore di fare il suo lavoro al meglio. Non si tratta di costruire un buon prodotto, il salto di qualità lo fai quando crei la produzione adatta al prodotto, non solo buona. Altrimenti basterebbe il pilota automatico! E qui ritorniamo al discorso iniziale: “The Mediator between head and hands must be the heart! (ride)

Dal momento che mi hai parlato bene di Eloy vorrei che approfondissi l’argomento. In una recente intervista hai parlato molto bene di lui ed è interessante in quanto si tratta di un ragazzo molto giovane. Inoltre siete al primo album registrato con lui, che ve ne pare?

Eloy è senza dubbio un fuoriclasse. Un vero talento.
Stiamo parlando di un ragazzo dalle potenzialità davvero alte, una carica espressiva (musicalmente parlando) devastante, groove perfetti e precisione impeccabile. Erano anni che non mi imbattevo in un talento simile.

Ok, siamo arrivati alla fine.
Molte cose sono successe nella storia dei Sepultura, alcuni personaggi se ne sono andati e altri sono arrivati. Tu e Paulo siete “la vecchia guardia” dei Sepultura perciò siete quelli che conosco meglio questa macchina infernale: quale pensi potrebbe essere il futuro dei Sepultura negli anni a venire?

Mhh, bella domanda (ride). È difficile rispondere.
I Sepultura vivono in maniera estremamente forte il presente. Il passato da cui veniamo è senza ombra di dubbio una storia meravigliosa, album di alto livello e etichette importanti. Per il futuro è davvero difficile rispondere. Potrei dirti che il nostro futuro sarà roseo se noi continueremo a vivere in maniera positiva il presente. Senza pianificare il domani ma aggredire l’oggi. Questo è lo spirito dei Sepultura, cercare sempre qualcosa di nuovo e positivo, mai fermarsi e apprezzare ciò che facciamo. Siamo persone estremamente vive, non siamo schiavi di noi stessi.
Se siamo ancora qua, un motivo ci sarà!

Federico Musso

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