Intervista ai Furor Gallico


Sono passati ormai diversi anni da quando un semplicissimo gruppo di ragazzi iniziò quella che è, a nostro avviso, una delle più belle favole della scena folk metal italiana.
Per chi ama il genere il nome Furor Gallico non suonerà nuovo, visto il successo che la band ha riscosso e tutt’ora riscuote.
E’ con grande orgoglio che ai microfoni di Therockblog abbiamo oggi il frontman Davide Cicalese:
– Benvenuto su Therockblog caro Davide, innanzitutto dicci due parole sui Furor Gallico.
Come è nata la band?
Ciao a tutti!
I Furor Gallico sono nati per gioco nel 2007, volevamo suonare e grazie a qualche annuncio qua e la ci siam ritrovati un bel giorno in sala prove.
Tutti quanti cercavamo gente che volesse creare un progetto musicale che esulasse dalla formazione metal classica, quindi iniziare suonando folk metal è stato abbastanza naturale avendo in formazione arpa, flauti, liuti ecc..
Becky ci fece sentire un giro di arpa, che poi abbiamo riarrangiato, e lì è nato il primo brano “The Gods Have Returned”.

– Il vostro primissimo lavoro risale al 2009 e prende il titolo “390 b.C. – The Glorious Dawn”, un EP autoprodotto di 4 tracce.
Grazie a questo vi siete fatti conoscere nel mondo del folk metal italiano e, lasciacelo dire, avete portato una ventata di freschezza a tutta la scena musicale.
Quali sono i tuoi ricordi migliori di quegli anni?
I bei ricordi son tanti, in quegli anni abbiamo davvero mosso i primi passi, ci siam divertiti, suonavamo giusto per passare il sabato sera in compagnia di pochi amici ma con la scusa di farci una cantata in compagnia.
I primi complimenti, i primi “sconosciuti” che venivano alle nostre serate per vederci live, i primi dischi venduti, i primi autografi… non riuscirei a farti un elenco specifico di ricordi di quegli anni, è stato tutto un percorso, con alti e bassi, che porta con sé solo cose positive, è un unico grande e bel ricordo delle nostre prime esperienze.

– Nel 2011 è finalmente arrivato il primo vero full length.
“Furor Gallico” è stato letteralmente osannato da tutti e vi ha permesso di raggiungere una cerchia di fan invidiabile.
Ti aspettavi un successo di questo tipo?
Assolutamente no!
Noi siamo nati con il solo intento di divertirci senza la minima pretesa… poi un bel giorno iniziamo a suonare in diversi locali e abbiamo pensato di incidere il primo disco.
In quel momento ci siam trovati dall’oggi al domani con un calendario di date pronte in giro per il nord Italia, molte delle quali assieme ai Folk Stone, che ci hanno permesso di farci conoscere e di suonare su palchi più o meno importanti.
Prima di tutto il Fosch Fest, ma molti altri eventi quali Metal Disorder, Fiesta Pagana, Rock Inn Somma e molti altri festival di questo genere in Italia e all’estero.
E’ stato un susseguirsi di eventi molto stimolante e inaspettato!

– A contribuire fortemente a questo boom è stata sicuramente la vostra hit per eccellenza ovvero “La Caccia Morta”, un brano che adoriamo e che non ci stufiamo mai di ascoltare.
Quali sono per te le canzoni che più rappresentano il disco?
E dove affiorano le tematiche che usate?
“La Caccia Morta” è il brano che tutt’ora la gente continua a richiederci ai nostri concerti.
L’emozione più grande per un ragazzo che come noi ha il suo gruppo con il quale riesce a suonare un po in giro, è quella di sentire la gente che canta una delle canzoni che ha scritto, e “La Caccia Morta” è proprio una di queste.
Ricordo al Fosch Fest 2011 che una buona parte del pubblico si mise a cantarla assieme a noi, se ci ripenso adesso mi vien da sorridere… non sapevo come comportarmi!
Per quello che riguarda le canzoni che più rappresentano il disco ti nomino senza pensarci “Venti di Imbolc” (che è anche la mia preferita dell’album), è un brano fondamentalmente Death Metal con una forte componente melodica, che poi quello che cercano di fare i Furor Gallico.
Per quello che riguarda le tematiche ti direi quasi che possiamo considerarci dei nostalgici, se noi oggi camminiamo su questa terra è perché qualcuno secoli prima di noi ha costruito una cultura che ancora oggi persiste.
Noi andiamo a raccontare le loro vite e le loro leggende, e in questo dobbiamo ringraziare Becky che è una vera e propria fonte di storie.
Ci prendiamo anche dei momenti di riflessione, in cui il tema trattato non è nient’altro che il nostro punto di vista su diversi temi inerenti al passato, alla spiritualità.

– In “Furor Gallico” avete alternato pezzi in italiano ad altri cantati in inglese, il che ha fatto storcere il naso a qualche fan che invece avrebbe preferito l’uso del dialetto.
Possiamo aspettarci questa linea in futuro?
E, al momento, ci state lavorando ad un nuovo album?
In realtà abbiamo dato spazio anche al dialetto brianzolo con “Curmisagios”, e ti assicuro che, pur vivendo dalla nascita in Brianza, per me è stata una sfida impegnativa.
Per quello che riguarda il prossimo album ti posso solo dire che siamo in dirittura di arrivo: abbiamo purtroppo dovuto far fronte ad alcuni imprevisti ma, seppure dopo diverso tempo, stiamo per chiudere ufficialmente il lavoro.

– Cambiamo discorso e parliamo dei vostri show dal vivo, ai quali abbiamo già assistito con piacere.
Come vi preparate prima di andare in scena? Avete qualche rito o gesto scaramantico?
E quali sono i vostri programmi futuri in fase live ?
Prima di andare in scena fondamentalmente dedichiamo del tempo a chiacchierare e a stemperare un po la tensione pre-live che è sempre immancabile… non abbiamo riti scaramantici particolari, il trucco e il cambio abiti è la nostra routine, ridiamo tantissimo diciamo un sacco di cazzate per salire sul palco belli tranquilli.
Io personalmente mi isolo 5 minuti per fare un po di strilli in giro per il camerino, poi birra, sigaretta e si va in scena!
Per quello che riguarda i live futuri in questo preciso momento non posso dirti niente, stiamo lavorando per l’uscita dell’album e per fortuna abbiamo la nostra agenzia che si occupa della questione live, lavoriamo con Bagana Records da più di un anno e ci troviamo benissimo.
Quanto prima però pubblicheremo tutte le news del caso con i prossimi concerti che si terranno tra non molto.

– Siamo in fase di chiusura ma, prima di lasciarti, vorremo che dessi qualche consiglio ad una giovane band che vuol iniziare l’avventura nel mondo del folk metal.
Consigli…  io personalmente non saprei dare consigli!
Non sono nessuno per consigliare altri ragazzi che decidono di imbracciare uno strumento.
Però mi dai uno spunto per una riflessione… e citerò il maestro Vittorio Nocenzi (Banco del Mutuo Soccorso): “La musica è un’amica che ti accompagna per tutta la vita!”
Non puoi pensare di fare musica per sfondare, deve piacerti e basta.
C’è tutto il tempo, se un domani il progetto funziona, di cambiare atteggiamento e di porsi in maniera più professionale, ma non deve essere il punto di partenza.
L’unica cosa da fare è divertirsi, come per ogni cosa nella vita… se manca il divertimento fai altro!

– Grazie infinite per tuo tempo Davide e un grosso bocca al lupo per la vostra carriera.
Grazie di cuore a voi per lo spazio che ci avete dedicato!
A prestissimo con nuove news.

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