U2 – Bono Vox: “L’Italia mi ha Deluso…” (Intervista)


In Attesa di vederli a 360° allo stadio SanSiro di Milano,
ecco un Intervista tratta da “Il Venerdì di Repubblica”
dell’edizione del 3 Aprile 2009:

G8Non pare una coincidenza che il vostro tour arrivi a Milano (7e8 luglio)
in concomitanza con il G8 alla Maddalena. Lei, Bono, andrà in Sardegna?

«A Genova c’ero, nel 2001. Mi ricordo lo scenario di guerra, quel ragazzo ammazzato… È stato un momento terribile. Ancora non abbiamo pensato ad una strategia per questo G8, prima dovevamo lavorare al G20 (da ieri a Londra). One (www.one.org), l’organizzazione che ho fondato insieme ad altri per lottare contro la povertà e le malattie, ha fatto pressioni su Obama perché coinvolgesse gli altri leader nel controbilanciare gli effetti della crisi sui Paesi in via di sviluppo. Credo che il momento sia storico, cruciale, e che Obama sia in una posizione unica: con lui cambieranno molte cose».

Ne è sicuro?
«Ho grande fiducia: Obama sta già raddoppiando gli aiuti nonostante la crisi e questa è una mossa coraggiosa di uno con le palle. Dimostra che l’America può essere ancora grande. Questa crisi economica ha messo sotto processo il capitalismo e il progetto di globalizzazione a questo punto deve essere aperto a tutti. Abbiamo bisogno dell’Africa e questo può essere un grande momento per il mondo: ci vogliono emergenze così, vede, per mettersi a ripensare le strategie, per immaginare nuovi obiettivi. Successe già dopo le due guerre mondiali e questo è l’ennesimo nuovo inizio».

Che ruolo dà all’Italia in ciò?
«Voi in Italia soffrite conseguenze della recessione meno devastanti, rispetto al Regno Unito e all’Irlanda, perché siete stati più prudenti nel mondo delle banche e più intelligenti, anche se avete mille altri problemi. Tutto è incentrato sull’anima di un Paese e l’Italia può ricoprire una parte da protagonista nel G8 che ospita, ad esempio nel trovare fondi per l’agricoltura per chi ha sofferto le difficoltà dei cambiamenti climatici. Chiediamo al vostro governo, così come ad ogni persona, di fare tutto ciò che può».

In passato lei ha spesso criticato i nostri governi
perché non rispettavano gli impegni presi a sostegno del Terzo Mondo.

«Vi ho attaccato perché avevo messo l’Italia su un piedistallo e mi ha deluso quando non ha rispettato gli accordi sottoscritti. Gli italiani sono celebri per la loro generosità, ma i loro politici spesso hanno tradito questo spirito. Il vostro governo ha tagliato drammaticamente della metà il suo budget per gli aiuti ai Paesi poveri per il 2009. Nell’ambito del G8 l’Italia è il Paese che ha disatteso di più i patti del 2005».

Sa che non tutti le riconoscono un’autorevolezza e un’autenticità in questa sua battaglia?
«Sì, lo so che è difficile ascoltare una rockstar milionaria che parla di questi temi e poi se la prende coi governi. Non mi interessa niente: non cambio idea.
Io ci ho provato a non diventare la caricatura di un santo. Sono un peccatore, piaccio anche per questo, e so che non sarà gente come me o Bob Geldof a cambiare le cose, bensì i movimenti sociali. Solo la gente può far capire le priorità ai politici. Edge spesso mi dice “ricordati che sei un artista e non un politico”, ma quando hai visto una madre con in braccio un figlio morto senza un perché, non te la levi più dalla testa».

Nei vostri testi è spesso presente la religione, Dio, la Bibbia.pdvd_000
In questo cd invece c’è solo un verso che dice
«smetti di aiutare Dio ad attraversare la strada come una vecchietta».

«A volte so che posso essere uno stronzo incredibile, un rompicoglioni per i miei amici e per la mia band. A volte sento una voce nella mia testa che dice “non dipende tutto da te”. Soprattutto quelli come me che lavorano nelle Ong pensano che la ragione che ti spinge a impegnarti per 18 ore al giorno è che, se non lo fai veramente, ci sarà gente che morirà. Però lo so che mi devo dare una calmata, anche se non vuoI dire essere meno appassionato. Devo essere più umile: lasciare che la gente si risollevi da sé».

Si riconosce in questo Papa?
«Ho molto rispetto per la chiesa cattolica. Per avere consigli e conforto sulla mia vita religiosa vado in chiesa. Ma se sto male fisicamente non vado dal Papa: vado dal medico. Come credo faccia anche lui. Se gli esperti ci dicono che in Africa abbiamo bisogno di preservativi perchè la gente sta morendo, si deve dar retta a loro».

Cosa significa «nessuna linea all’orizzonte»? Confini invisibili, mondi che si toccano?
«È solo una frase che mi sono scritto sul diario. Nel mio studio davanti al mare di Dublino, ho visto che in certi momenti acqua e cielo hanno lo stesso colore e si confondono. Ho sempre pensato che quello fosse un momento speciale di meditazione, un attimo in cui ti perdi nell’infinito. Mi pareva un’immagine molto positiva. Volevamo fare un disco di musica estatica in cui potersi perdere. Sin da quando eravamo ragazzi con un brutto taglio di capelli, pensavamo che la nostra musica avesse una cifra estatica. Anche se i testi non avevano senso o non erano cantati bene, c’era questo shock di adrenalina. Quindi volevamo fare quel tipo di disco mettendoci anche un po’ di ironia, che da noi non ci si aspetta. Ormai siamo diventati bravi a scrivere canzoni, ma volevamo qualcosa di più».

bono voxPer questo avete scelto di aprirvi all’Islam?
«Qui a Fez c’è un festival annuale di musica sacra, pieno di musicisti importanti di tutto il mondo. Sono cinque anni che mi invitano e ho pensato che, ora che la musica per molta gente è diventata come un rubinetto d’acqua che apri e chiudi, che la musica fa parte del passato e basta, insomma che non è più sacra, beh ho pensato che avevo proprio bisogno di un fe- stivai di musica sacra. Non credevo che la band mi avrebbe seguito: già è difficile far spostare Mullen da nord a sud di Dublino… Qui abbiamo impresso la traiettoria al disco. Tutto dipende sempre da dove parti: se sbagli di due centimetri, arrivi su Venere anziché su Marte…».

Tra finanza, attivismo, film e articoli, quanto è duro ritrovare la creatività musicale?
«I primi e gli ultimi mesi sono i più duri. È come stare su una piattafor
ma petrolifera: tutti là ad aspettare il petrolio e non arriva. Come diceva Quincy Jones “stai aspettando che Dio entri nella stanza”. E Dio non è puntuale, ha i suoi tempi. In quei frangenti, ti ricordi della tua mediocrità. Questa band però è diversa da come viene vista dai media: quando siamo in studio sappiamo esattamente cosa siamo e possiamo ottenere. In quel momento, se siamo umili, si crea una grande chimica. Quattro nuovi brani del cd li abbiamo fatti in un’ora, per gli altri ci sono voluti due anni. Non è solo questione di qualità: per la musica di Where the Streets Have No Name ci mettemmo tantissimo, per il testo due minuti. Ricordo mio padre che mi chiedeva, quando tornavo dopo due settimane di studio per il primo disco, “ma quanto dura un album?”, ed io “45 minuti”, e lui “e cos’è? Non ci state riuscendo?”. In qualche modo, aveva ragione. Mi fa ridere».

Stavolta però sarebbe contento: avete fatto due dischi in un colpo. bono u2
«Sì, abbiamo tantissime altre canzoni e l’anno prossimo vorremmo far uscire un altro disco (Song of Ascent). Ci sono delle gemme. Poi le canzoni quando ci entri dentro prendono diverse direzioni e continueranno a crescere durante il tour. Non è vero che siamo come dei bebè da svezzare, ma il contrario: sono come dei genitori, sono loro che ti dicono come fare, come vestirti, come presentarle dal vivo. Alla fine ricordiamoci che gli U2 sono sempre stati una band da concerto».

Intervista di : EMILIO MARRESE

Tratto da “Il Venerdì di Repubblica” del 3 Aprile 2009

Per i più pigri, ecco un’altra Intervista in Video fatta direttamente da Paola Maugeri e trasmessa su Mtv, Buona Visione:




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