ROCK ON FACEBOOK chapter three: heavy metal is the law (third night)


ROCK ON FACEBOOK chapter three: heavy metal is the law (third night)

…I’m made of metal
My circuits gleam.
I am perpetual
I keep the country clean…
Perfino loro stessi (forse incosciamente) scrivono nei loro testi di essere fatti di metallo.
Ed alla fine è quello che pensiamo anche noi: i JUDAS PRIEST centrano poco con il genere umano, nelle
loro vene non scorre sangue ma metallo liquido.

Niente altro che metal
per descrivere la band di Birmingham si può usare anche solo la parola metal, in quanto (ripetiamo)
i Priest sono la realtà più pura di questo genere.
Per parlare di tutto questo abbiamo scelto un pezzo estratto dall’infinito capolavoro “Screaming
for Vengeance”, ma prima…

Bei tempi
tutto inizia nel 1969 grazie a K. K. Downing e bassista Ian Hill, tutto inizia molto bene per questa
band di giovinastri che, visto il talento, si permetteva il lusso di aprire ai concerti di UFO e
Thin Lizzy.
Dobbiamo però aspettare il 1974 per il primo vero album, l’inizio di una lunga e gloriosa
carriera.

Come siamo arrivati a Screaming For Vengeance?
Risposta: con una miriade di grandi dischi!
Se i primi due lavori come Rocka Rolla e Sad Wings of Destiny furono molto (e ripetiamo, molto!)
buoni il primo salto di qualità lo si ha con Sin After Sin il quale, assieme al successivo Stained Class,
concludeva il processo di appesantimento del sound iniziato qualche anno prima.
E poi?
Poi troviamo il grande Killing The Machine e, udite e udite, la mazzata finale di British Steel.
Con quest’ultimo disco i Judas Priest si consacravano tra i gruppi più importanti della scena
heavy tanto da venire considerati come il metal stesso.

Non è tutto oro quel che luccica
Ma alla fine anche i grandi compiono passi falsi e nel nostro caso si chiama Point Of Entry.
Pensate voi ad un disco dei Priest (che parte già con il difetto di succedere British Steel) che suoni
molto vicino ad un hard rock di stampo americano e che abbandoni in gran parte la vena heavy.
Risultato?
Il peggior disco della saga.

Ma non tutti i mali vengono pr nuocere
Tuttavia il passo falso di Point Of Entry può aver fatto bene alla band la quale, chiusa la parentesi critica,
torna nel 1982 con un disco storico e dall’importanza secolare.
Con Screaming for Vengeance i Priest pubblicarono quello che ad oggi è il loro più grande successo
commerciale (in termine di vendite), ma a noi questo non interessa…
Quello che ci interessa è la qualità sublime del disco, 10 traccie di mordente heavy metal prodotto
come nessun altro in quel periodo.
E secondo voi qual’è la canzone simbolo di questo tripudio metallico?
Niente altro che ELECTRIC EYE!
Il pezzo è un’autentica cannonata sin dall’inizio e può vantare un quintetto in grande spolvero: le
linee vocali di Halford eccelleno, la martellante batteria di Holland aumenta il battito cardiaco, il basso
di Hill appesantisce il tutto e le chitarre…
ah, le chitarre…
fanno qualcosa di incredibile nell’arco di tutti i 3.39 minuti.
Tipton e Downing signori, due maestri del riff e due specialisti del solo.

The gods made heavy metal and it’s never gonna die!
con questo slogan dei Manowar vogliamo concludere questa breve parentesi dedicata ai Priest, sebbene
ci sarebbe ancora molto da dire (soprattutto per quanto riguarda il dopo Screaming…).
Vi lasciamo dunque con l’ascolto dell’intro The Hellion e della cannonata Electric Eye.
STAY METAL

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