ROCK ON FACEBOOK chapter three: heavy metal is the law (fourth night)


ROCK ON FACEBOOK chapter three: heavy metal is the law (fourth night)

quando sento parlare di heavy metal la prima band che appare nella mia mente sono gli IRON MAIDEN, e non lo
dico tanto per dire ma perché è veramente quel che mi capita.
Inutile farsi troppe domande, la ‘vergine di ferro’ è troppo importante per il genere re di tutta la scena metal: una
carriera costellata di grandi successi fa dimenticare in fretta i (pochi) passi falsi in cui Harris e soci sono incappati.
Signore e signori con noi stasera gli Iron Maiden.
Bruce Dikinson quanta importanza ha per la band?
Partiamo subito con una domanda scottante per i molti fan sfegatati della band: se non ci fosse stato Dickinson
gli Iron Maiden sarebbe stati gli stessi?
Per noi assolutamente no e la storia ci da ragione in quanto (e noi come Dio non giochiamo ai dadi e non crediamo
alle coincidenze) i peggiori album della band arrivarono proprio dopo la dipartita dello stesso frontman.
Meno chiacchere e più fatti
La band si fece conoscere molto bene fin da subito grazie all’omonimo primo disco ed al successivo ‘Killers’e: due
grandi album che permisero di supportare band del calibro di Judas Priest e Kiss.
Tutto sembrava andare bene tranne il caratteraccio alcolico di Paul Di’Anno, tanto bravo nel cantare quanto nell’alzare
il gomito.
Così, dopo averlo visto in azione con i Samson, i Maiden decisero di assumere Dickinson alla voce.
Mai scelta fu più azzeccata: con Bruce la band iniziò ad eccellere in tutto per tutto e nel 1982 pubblicò uno dei
masterpiece della scena heavy ovvero ‘The Number Of The Beast’.
Di li in poi una serie di trionfi quali ‘Piece of Mind’, ‘Powerslave’, ‘Somewhere in Time’ e ‘Seventh Son of a Seventh Son’,
dove si può annoverare una continua evoluzione musicale.
Tutto girava per il meglio ma…
Ma?
Il giocattolo stava per rompersi e l’abbandono di Adrian Smith ne lanciava i primi segnali.
La band, proprio nel momento migliore, cominciava a vacillare sotto i colpi di una scarsa vena creativa.
Ne conseguirono due buoni dischi quali ‘No Prayer for the Dying’ e ‘ Fear of the Dark’ ma che, paragonati
ai precedenti, non reggono il confronto.
Non bastarono canzoni interessanti come Be Quick or Be Dead, Wasting Love o la title track Fear Of The Dark:
gli Iron Maiden stavano per andare incontro al loro periodo più buio.

Il giocattolo si è rotto!
Dopo Smith anche Dickinson decise di abbandonare la barca per iniziare qualche progetto solista: la band
perdeva così nel giro di poco tempo due pilastri insostituibili.
Alla voce venne ingaggiato il giovane e promettente Blaze Bayley con il quale vennero dati alla luce
gli album ‘The X Factor’ e ‘ Virtual XI’, terribilmente diversi e privi della potenza di stampo Maiden.
Quando ormai tutto sembrava destinato al peggio la band riuscì a tirarsi fuori dalla propria melma.

Siamo tornati!
Il 1999 vede il ritorno di Dickinson ed Harris che riaccende l’entusiasmo (ai minimi storici) dei fan.
Dopo un tour di riconciliazione la band pubblicò nel 2000 ‘Brave New World’, nuovo album che fece
tornare gli Iron Maiden sulla cresta dell’onda.
A testimoniarlo, oltre alla buona riuscita del disco, fu il tour di supporto che si dimostrò di incredibile
successo.
Ma il bello doveva ancora venire.

Perché proprio Dance Of Death?
Incredibilmente gasata dal successo di ‘Brave New World’ la vergine di ferro pubblica nel 2003 il nuovo
capitolo intitolato ‘Dance of Death’, il quale segna defnitivamente la rinascita della band.
Se con ‘Brave New World’ si era tornati su buoni livelli l’ultimo disco portò ad una seconda giovinezza:
il sound più elaborato, l’introduzione di elementi mai usati prima d’ora e la ritrovata creatività portarono
ad un successo meritatissimo.
Ed è proprio per tutti questi motivi che noi di Therockblog.net abbiamo voluto scegliere proprio
‘Dance Of Death’ come protagonista del nostro articolo in quanto disco-rinascita degli Iron Maiden.

Con la faccia nella sabbia
Sebbene i primi capitoli rimangano insuperabili in ‘Dance Of Death’ troviamo una serie di canzoni di
incredibile valore.
Basti pensare alla title track, a ‘No More Lies’ o ‘Paschendale’ tanto per citarne qualcuna…
a tutte queste (ma all’album in generale) vogliamo aggiungere, con menzione speciale, ‘Face in The Sand’,
il pezzo del lotto che più ci piace.
La canzone parte subito alla grande con un’intro degna della fama di musicisti del calibro di Dave Murray-Janick Gers-
Adrian Smith-Steve Harris: la naturale evoluzione del brano vede la firma di un Bruce Dickinson spettacolare
alla voce e di un Nicko McBrain inedito e dedito all’ultilizzo del doppio pedale, tecnica mai usata prima.
Il resto è di gran qualità, dalla parte ritmica a quella dei guitar solo, e dimostra lo stato di forma che la band dimostra tutt’ora
al vivo.
UP THE IRONS!
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