ROCK ON FACEBOOK chapter three: heavy metal is the law (first night)


ROCK ON FACEBOOK chapter three: heavy metal is the law (first night)

come potevamo iniziare il nostro viaggio heavy metal e non partire da loro, da
quelli che lo hanno sviluppato per primi e che vengono da molti considerati il
primissimo vero gruppo heavy.
Prima di tutto togliamoci il cappello in segno di rispetto, questa sera con noi
avremo i BLACK SABBATH.

Un po’ di storia
tutto inizia nel 1966 grazie al duo Iommi/ Ward i quali, mentre

gozzovigliavano in un negozio di musica, trovarono un annuncio di un cantante
che cercava dei ragazzi per formare una band.
Il misterioso cantante non era che l’odiatissimo ex compagno di classe John Michael Osbourne
ma, visto che possedeva strumenti di amplificazione personali, i dissapori passati
vennero buttati alle spalle in un battito di ciglio…
Anzi, fu proprio il futuro frontman a completare la band inserendo i chitarristi Terence Butler
e Jimmy Phillips.
La band cominciava a prendere forma, cambiava nome ogni qualvolta potesse (“Polka Tulk Blues Band”, “Polka Tulk”,
“Earth”… tanto per citarne qualcuno) e vedeva un via vai di nuovi membri da far ricordare il Mustaine dei bei tempi.
L’influenza blues iniziale venne prima mischiata ad elmenti folk e successivamente resa sempre più cupa
e forte, finchè nel 1970 i quattri rimasti cominciarono a scrivere la storia sotto il nome di
BLACK SABBATH!

Chimica, è tutta una questione di chimica
Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward: cos’hanno questi quattro personaggi per essere riusciti a sopravvivere al punk, alla new wave, al glam, al grunge…?
Sinceramente non lo sappiamo nemmeno noi… tuttavia il loro iniziale successo lo si deve, oltre che alla qualità delle canzoni, alla ventata di aria nuova che portarono.
Non si trattava più di semplice rock, non si poteva nemmeno più parlare di hard rock: con i SABBATH 

stava per nascere qualcosa di diverso.
Melodie cupe, riff più duri, testi al limite del blasfemo… tutto spinto oltre la linea di tolleranza
che molti gruppi prima (Zeppelin, Stones…) avevano oltrepassato diverso tempo orsono.
Il risultato dette ragione alla band: questa volta il “nuovo” non venne ignorato ma divenne
il riferimento musicale di quegli anni.

Sogno o son desto?
Forse è la domanda che nel 70′ molti si saranno posti mentre ascoltavano l’omonimo debutto, vuoi
per la grandezza compositiva del disco vuoi perché si cominciava a concepire la musica
in modo diverso.
Ed è proprio da questo piccolo spunto che questa sera vogliamo proporvi l’ascolto di N.I.B., quarta
perla del primo vero disco targato SABBATH.
L’inizio è totalmente affidato ad un bass solo di Geezer Butler seguito dal roccioso riff made in Toni Iommi
e dalla spettacolare performance di Ozzy alla voce: a tutto questo ci si aggiunge un Bill Ward versione
stantuffo il quale, dietro le pelli, dona ulteriore solidità ad un pezzo che già di suo
è pesante come un macigno.
Ma non è finita qui…
poteva infatti N.I.B. passare come una semplice e pura canzone?
Cero che no!
Ed ecco quindi che il testo si riferisce in prima persona a Lucifero ed ecco che la band cominciava
a subire le accuse (infondate) di satanismo anche per il titolo: Nativity in Black-Name in Blood risultavano
degli acronimi perfetti, così perfetti da risultare sbagliati.
N.I.B. infatti non aveva alcun significato subliminale ma riguardava semplicemente la particolare barba
‘a pennino’ di Bill Ward…
Per la serie “scateniamo un puteferio per un nomignolo”, scritto-diretto-interpretato dai Black Sabbath.
Geniali!

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