ROCK ON FACEBOOK chapter three: heavy metal is the law (fifth night)


ROCK ON FACEBOOK chapter three: heavy metal is the law (fifth night)

Siamo nei mitici anni 70, la musica rock era a livelli inimagginabili e tutto andava nel
segno di Led Zeppelin, Black Sabbath e Deep Purple (tanto per citare qualcuno
dell’infinita lista…).
Ed è proprio grazie a questi ultimi che questa sera avremo l’onore di ripercorrere
qualcosa di sacro per la nascita della scena heavy.
Vi diamo qualche minuto per prepararvi e trattenere il fiato, con noi stasera suoneranno
i RAINBOW.
e Ritchie se ne andò per la sua strada…
nel 1975, dopo aver insegnato al mondo come suonare la chitarra con i Deep Purple,
Ritchie Blackmore decide di andarsene per formare una band tutta sua.
Nascono così i RAINBOW che, oltre ad un chitarrista immenso, potevano contare su
allora sconosciuto Ronnie James Dio alla voce ed un filotto di musicisti ex ELF.
Esce così nello stesso anno il primissimo disco intitolato “Ritchie Blackmore’s
Rainbow”, il resto è storia.

un piccolo passo indietro
“Ritchie Blackmore’s Rainbow” non sarebbe mai stato concepito se nel 1974 i Deep
Purple non avessero partorito quel “Stormbringer” tanto odiato dallo stesso
Ritchie: tutto ciò portò il chitarrista ad abbandonare la sua prima creatura a
discapito di una nuova e ignota avventura.

il successo
ritorniamo a dove eravamo rimasti: 1975, esce il primo disco dei Rainbow che strappa
applausi e critiche positive in tutto il mondo.
La mente ‘Ritchiana’ era un vulcano creativo che si amalgamava perfettamente al resto
della band, con risultati incredibili.
Tutto girava alla grande tanto che l’iniziale  idea di progetto solista di Blackmore venne
spazzata via dalla nascista di una vera e propria band.

l’ascesa
fortemente motivato dalla prima release e, sotto sotto, felice nel vedere i Deep Purple
imbrigliati in una scarsa vena compositiva Ritchie decide di sfruttare il buon momento
per comporre un nuovo disco firmato RAINBOW.
E così, dopo qualche cambio di line up, a marzo 1976 esce l’attesissimo “Rising”.
Bastarono pochi ascolti per portare la band sotto una pioggia di standing ovation e
lacrime di ammirazione, tanto fresco e ispirato era il nuovo prodotto.
Un album che ha tutto e forse anche di più di tutto: la mente di Blackmore si supera ed il
livello compositivo, supportato da Ronnie James, tocca vertici qualitativi unici.

Startgazer, l’icona di questo capolavoro
per riassumere tutte le qualità di “Rising” basterebbe ascoltare ‘Startgazer’.
Nella storia della musica è difficile trovare un lirismo simile ed uno studio del suono
tanto scrupoloso da risultare quasi inumano.
E se la chitarra di Ritchie più che suonare fa viaggiare (si va ben oltre il concetto di
tecnica) si potrebbe dire lo stesso della voce di Dio, troppo giusta e troppo perfetta per
questo genere.
Oltre 8 minuti dove non ci si risparmia nulla: dalla rullante batteria di Cozy Powell
all’epica tastiera di Tony Carey non si possono dimenticare i caldi passaggi di
basso firmati Jimmy Bain.
Più che semplice musica ‘Startgazer’ è un manifesto della scena anni ’70 e, assieme
all’intero “Rising”, gettò le basi per la futura scena heavy metal.
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